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Terremoto ad Haiti PDF Stampa E-mail
Scritto da Aliana Chiasserini   

Terremoto ad Haiti: l'intervento della Caritas

Domenica 24 gennaio, raccolta straordinaria in tutte le parrocchie d'Italia


comunicato stampa

Arezzo, 19 gennaio 2010

In questo giorni sono state moltissime le persone ad aver contattato la Caritas diocesana di Arezzo-Cortona-Sansepolcro per sapere come fare per sostenere la popolazione di Haiti colpita dal terremoto. In questa primissima fase di emergenza, così come era avvenuto per il terremoto in Abruzzo, ma anche nel 2004 per lo Tsunami, le Caritas diocesane sono chiamate esclusivamente a raccogliere fondi da inviare in un secondo momento a Caritas Italiana. Quest'ultima sta già operando di concerto con Caritas internationalis e molti altri soggetti per garantire beni di prima necessità e sostenere le popolazioni locali. La Chiesa italiana ha indetto per domenica 24 gennaio una raccolta straordinaria in tutte le parrocchie, proprio per sostenere le iniziative di solidarietà promosse da Caritas Italiana. Pertanto è possibile effettuare una donazione presso gli uffici della Curia Vescovile di Arezzo oppure con bonifico bancario sul conto corrente della Banca Etruria Agenzia 15 intestato a Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro/Curia vescovile - IBAN IT61k0539014124000000000150 -

«Grazie per la solidarietà concreta e per la vicinanza nella preghiera». Fausta Jean Maurice, coordinatrice dei programmi di Caritas Haiti in un messaggio inviato a Caritas Italiana sottolinea gli sforzi che la Caritas sta facendo, nonostante la situazione ancora caotica e le difficoltà negli spostamenti. «La maggior parte delle chiese, come le abitazioni, risultano danneggiate o distrutte. Ci sono ancora troppi cadaveri nelle strade ed è forte il rischio di epidemie. Acqua, tende, prodotti per l’igiene e aiuti alimentari sono tuttora le necessità più urgenti».

In particolare sono stati distribuiti kit da cucina e per l'igiene, disinfettanti e materassi, acqua potabile per 3.000 famiglie. Oltre che a Port-au-Prince, si sta intervenendo a Petit Goyave e a Leogane, che è stata distrutta all’85%. Sono stati preparati nei centri Caritas della Repubblica Domenicana kit di aiuti alimentari in parte già distribuiti. Sono arrivati da Santo Domingo 20 camion con aiuti alimentari e generi di prima necessità, sono state messe a disposizione 15.000 tende, teli di plastica, generatori di corrente e apparecchiature per le comunicazioni. Un team di medici con 100 tonnellate di attrezzature sanitarie è in arrivo dal Sud Africa. Per le prossime 2-4 settimane si prevede di raggiungere 100.000 persone.

«Come dimostrano le precedenti emergenze, e in particolare il terremoto in Abruzzo e lo tsunami del 2004, che ci vedono ancora accanto alle popolazioni locali – ha sottolineato monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana – oltre a prodigarci nell’immediato, il nostro è un impegno di lungo periodo, un percorso di accompagnamento con le Chiese sorelle e le Caritas diocesane. L’obiettivo principale è partire dagli ultimi, ossia da chi rimane ai margini degli aiuti e dei riflettori internazionali e da chi resta solo una volta che questi si spengono».

Per questo impegno a lungo termine è essenziale poter contare sul sostegno e il contributo che, come sempre, auspichiamo generoso e solidale. Intanto la Chiesa italiana ha invitato alla preghiera per le vittime e per tutte le famiglie colpite e per far fronte alle prime emergenze e ai bisogni essenziali delle persone colpite dal terremoto, ha stanziato due milioni di euro dai fondi derivanti dall’otto per mille.

 

Ultimo aggiornamento Domenica 04 Aprile 2010 07:26
 
la valenza pastorale caritas PDF Stampa E-mail
Scritto da Aliana Chiasserini   

LA VALENZA PASTORALE DELLA CARITAS IN ITALIA

 

 

L’azione pastorale della Caritas in Italia è per molti aspetti ancora poco nota, o conosciuta in maniera incerta e nebulosa. L’idea diffusa è quella dell’associazione di volontariato, dell’ente di assistenza, dell’organizzazione per l’intervento in emergenza. E’ ancora da illuminare compiutamente, anche all’interno della stessa Chiesa, il ruolo di organismo pastorale dalla funzione prevalentemente pedagogica. Soprattutto, è ancora da scoprire e da vivere un’idea di carità non riducibile ad elemosina, assistenza, beneficenza, virtù personale. Ma tratto fondamentale della vita cristiana del singolo e della comunità. Realizzare questa carità aiutando la comunità ecclesiale ad essere compiutamente se stessa è il fine della Caritas. Il punto di partenza della sua azione, il “pulpito” da cui offre e dona la sua quotidiana “predica” sono le azioni e le opere di amore con e per i poveri. Se la Caritas non amasse, non li cercasse, non li incontrasse, non li servisse e non riconoscesse loro la dignità di soggetto pastorale essa non potrebbe svolgere il proprio compito che è quello di educare alla testimonianza di carità. ………..

 

 

Caritas: evangelizzazione e missionarietà attraverso la pedagogia dei fatti

 

Questa pagina si prefigge, nei limiti del possibile, di promuovere le funzioni e i compiti di un organismo pastorale, la Caritas, che vorremmo far conoscere meglio alla nostra comunità parrocchiale. Cominciamo col dire che nel 1951, su ispirazione della Santa Sede, nasce a Roma la Caritas Internationalis per assistere le popolazioni colpite nel mondo da calamità naturali o sociali. Più tardi, nel 1971, viene costituita la Caritas Italiana con decreto della CEI Conferenza Episcopale Italiana (organo che comprende tutti i vescovi italiani) con funzioni inizialmente non assistenziali, ma pastorali e pedagogiche. Alcune tappe salienti nel percorso compiuto dalla sua fondazione sono state la proposta nel 1976 dell’obiezione e del servizio civile, tradottosi l’anno dopo nella convenzione stipulata col Ministero della Difesa, grazie alla quale gli obiettori di coscienza assunsero un ruolo rilevante nei servizi promossi dalle Caritas diocesane, rappresentando anche un’efficace espressione di pace. Altra data significativa è il 1975, anno in cui si tenne a Napoli il convegno nazionale “Volontariato e Promozione Umana” nel corso del quale fu evidenziata per la prima volta l’importanza del volontariato nella società del nostro Paese. Nell’81 il documento della CEI “Chiesa Italiana e Prospettive del Paese” mise in evidenza la necessità di ricominciare “partendo dagli ultimi”, i poveri, i bisognosi, i disagiati, sottolineando l’importanza per la Chiesa italiana di muoversi secondo un piano il cui compendio era e resta “Comunione e Comunità”. Con quel documento ed altri negli anni ’90 si mise in risalto la funzione della Caritas come “osservatorio permanente dei bisogni e delle povertà”. L’opera della Caritas in quegli anni fu presente in emergenze internazionali come il ciclone nel Bangladesh nel ’91, lo smembramento della ex Jugoslavia che si accompagnò a spaventose violenze, e ancora nel Ruanda e in Somalia e così via. In Italia ricordiamo la presenza degli operatori Caritas in gravi emergenze come l’alluvione in Piemonte nel 1994, il terremoto in Umbria e Marche nel 1997 e l’alluvione nel Sannio in Campania nel 1998. Intanto, sempre negli anni ’90 si era andata delineando la necessità di istituire progressivamente ovunque una Caritas parrocchiale. Nei primi anni del nuovo millennio vengono definiti gli ambiti dell’impegno Caritas a livello nazionale e diocesano ed attuati i relativi interventi: debito estero, tratta di persone a scopo di sfruttamento sessuale, carceri, disoccupazione giovanile. Su un piano più strettamente diocesano e poi parrocchiale l’impegno negli anni dal 2000 ad oggi viene rivolto soprattutto a fenomeni sempre più diffusi quali povertà di strada, devianza minorile, immigrazione, insediamento di nomadi, ed inoltre verso un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre maggiori, cioè il disagio, in varie forme e manifestazioni, nei contesti familiari. Il 2000 fu l’anno internazionale del volontariato e la Caritas sull’argomento si espresse sottolineando il valore della gratuità. Nello stesso anno si discusse sul futuro dell’obiezione di coscienza e del servizio civile dopo l’abolizione della leva militare e si giunse all’istituzione di un servizio integrato di interventi e servizi sociali, che diverrà poi servizio civile volontario. Intanto, moltissime purtroppo sono state le emergenze nel pianeta sulle quali la Caritas è intervenuta negli anni successivi: nel 2000 devastanti alluvioni in Mozambico e Golfo del Bengala, la siccità nel corno d’Africa; nel 2001 altre emergenze naturali, e poi gli attentati terroristici dell’11 settembre; nel 2002 il soccorso ai profughi dell’Afghanistan. Nel 2003 la rete internazionale della Caritas si mobilita per far fronte alle conseguenze sui civili della guerra in Iraq. Nello stesso anno si attiva per soccorrere le vittime delle distruzioni prodotte da un violento terremoto in Iran. Nel 2004 tanti gli interventi, ma il più massiccio riguarda quello operato nella vastissima area dell’Oceano Indiano colpita da disastroso tsunami nel mese di dicembre. Dal 2005 ad oggi l’impegno della Caritas a livello internazionale e nazionale nelle grandi emergenze si è intensificato e tanti sono stati i “guasti” e le calamità che l’hanno vista mobilitata. Fino a citare il più recente intervento per importanza qui in Italia: il devastante terremoto in Abruzzo di quest’anno. Insomma la rete di solidarietà delle Caritas si mobilita costantemente per fronteggiare le grandi emergenze, ma anche per monitorare le quotidiane necessità, non meno gravi, di coloro che ogni giorno vivono una situazione di disagio. A noi, qui, ora preme appunto sottolineare e soprattutto promuovere il ruolo delle “piccole” Caritas, le Caritas parrocchiali, quelle che si esprimono attraverso l’animazione pastorale nel servizio ai poveri, agli anziani soli, alle famiglie con disagi, agli immigrati, con i quali instaurare un rapporto non solo e non tanto meramente assistenziale, ma di partecipazione e dialogo. Promuovere Caritas, e quindi anche le Caritas parrocchiali, è possibile acquisendo il metodo pastorale Caritas, che si esprime attraverso tre funzioni essenziali: ascolto, osservazione e discernimento, per “animare” il territorio e la comunità. Strumenti pastorali delle Caritas diocesane in cui si estrinsecano le tre funzioni sono il Centro di Ascolto, l’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse e il Laboratorio Promozione Caritas. In un ambito più piccolo come Caritas parrocchiali queste tre funzioni non trovano ancora un’adeguata applicazione e stentano a raccogliere la necessaria partecipazione presso la comunità parrocchiale. La Caritas è sì un cammino della Comunità pastorale ma è prima ancora un cammino personale, che passa attraverso la formazione al ruolo di animatore/operatore Caritas. Fondamentale è imparare ad ascoltare i bisogni dell’altro, orientare colui che ha un bisogno verso la ricerca della soluzione più indicata, mettere in contatto la persona che ha bisogno con i servizi presenti sul territorio, riconoscere insomma ed attivare tutte le risorse possibili. E ancora saper individuale e segnalare le emergenze, che in una comunità parrocchiale sono soprattutto emergenze di povertà e disagio sociale, per sensibilizzare e attivare tutta la comunità. In questo modo la parrocchia, lentamente, progressivamente, diviene Carità operante, attiva, efficace, concreta, e tanto più quanto maggiore è il numero di coloro che prendono coscienza dell’importanza di un cammino comune. La Caritas Parrocchiale di Anghiari, che è aperta a tutti coloro che vogliono condividere un’esperienza di carità “sul campo”, anche quest’anno partecipa al corso formativo per volontari e operatori Caritas (ed aspiranti tali), che ha lo scopo di sensibilizzare le comunità parrocchiali ai temi della carità, delle nuove povertà e dei nuovi stili di vita. Quest’anno il corso prende ispirazione da un’espressione di San Paolo tratta dalla lettera ai Romani: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto”. Esistono nel mondo gruppi sociali, precetti culturali, istituzioni e tradizioni che hanno il potere di influenzare in maniera profonda il nostro carattere e condizionare i nostri comportamenti. La ragione, di cui siamo dotati, ci rende consapevoli, liberi, responsabili e capaci di valutare e decidere.

Possiamo cedere alla pressione esercitata da quelle forze sociali e culturali e vivere secondo i loro dettami. Oppure possiamo non arrenderci e preferire una vita diversa. Possiamo cambiare il nostro atteggiamento secondo la nostra volontà. Il cristiano è parte di una comunità e, come tale, la solidarietà e poi la fraternità sono di sostegno nella scelta dello stile di vita. “Conformarsi” riguarda la nostra volontà, mentre “formarsi” col significato di “trasformarsi” rivela la necessità che nasce da un nostro orientamento interiore, che sarà decisivo per la libertà di scelta e per l’assunzione delle nostre responsabilità. San Paolo vuole dire che a motivare le nostre azioni non deve essere il dovere, il divieto esterno, ma un continuo rinnovamento interiore. Egli dice “Lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare”. Per San Paolo è lo spirito del Signore che comincia ad agire sulla nostra mente in un processo di trasformazione interiore. Nella quotidiana ricerca di un equilibrio tra le nostre risorse e le risorse divine può aiutarci quella che l’evangelista Giovanni chiama la “sospensione”, cioè lo spazio dell’azione interiore dello spirito necessario prima della trasformazione, come una pausa tra le note che dà un senso alla musica, o come la necessaria pausa tra le parole, quelle dette o non dette, che dà un senso al discorso. La “sospensione”, la riflessione, il silenzio è il momento che lega la nostra consapevolezza ed attitudine alle nostre azioni. Restare nella “sospensione” è il primo requisito per lasciarsi trasformare rinnovando il nostro modo di pensare, e mettere in pratica le tre funzioni attraverso le quali si esprime il metodo pastorale Caritas: osservare, ascoltare, discernere.

Laura di Lauro

 
Percorsi Formativi Caritas PDF Stampa E-mail
Scritto da asinobigio   

CARITAS PARROCCHIALE


La Caritas diocesana inizia il percorso formativo per animatori parrocchiali e diocesani 2009/2010 dal titolo

" Non Conformatevi a questo mondo"

(Rm. 12,2)


Gli incontri formativi sono 8 (uno al mese) e si svolgeranno presso la sede diocesana della Caritas in Via Fonte Veneziana, 19 ad Arezzo dalle ore 9,45 all 12,00.

Il primo incontro sabato 17 ottobre dal tema " Lectio Divina" a cura di un monaco Camandolese.

 

Il cammino della Caritasa si colloca dentro il quadro di una visione ecclesiale unitaria che indica lo stretto e connaturale legame tra fede, preghiera e carità : parola, sacramento e testimonianza.

 

Gli obbiettivi primari dell'organismo pastorale Caritas:

 

1- Aiutare le parrocchie e i territori a vivere la dimenzione comunitaria della carità

2- Proporre scelte e stili di vita orientati al bene comune, al senso della giustizia, all'annuncio della fede e della salvezza in Cristo.

3- Promuovere segni tangibili di accoglienza, ospitalità e prossimità, con un'attenzione preferenziale verso i poveri.

4- Accompagnamento formativo-educativo.

 

 

Caritas parrocchiale

 

QUARESIMA DI CARITA'

"Dio ama il donatore gioioso. E Dio può riversare su di voi ogni sorta di grazie, onde avendo ogni autosufficienza in tutto e sempre, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene."

( Corinzi 2, 9-7,8)

 

RACCOLTA ALIMENTI

non deperibili a lunga conservazione


Pasta, riso, olio, biscotti, scatolame, farina, zucchero,

caffè, latte.

 

Gli alimenti verranno raccolti e distribuiti alle famiglie più bisognose della nostra comunità.

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Ottobre 2009 18:57
 
Il lavoro della caritas parrocchiale PDF Stampa E-mail
Scritto da asinobigio   

 

 

imagesNella parrocchia di San Bartolomeo Apostolo in Anghiari (Arezzo – Toscana) nel novembre del 2002 alcuni volontari (sensibilizzati dall’Ufficio Caritas della Diocesi di Arezzo – Cortona – Sansepolcro) iniziarono ad interessarsi alle persone ammalate e agli immigrati più disagiati presenti sul territorio. Gli obiettivi prioritari proposti attraverso il Gruppo Caritas erano e sono i seguenti:

  • a) evangelizzare ed eventualmente catechizzare attraverso la pedagogia dei fatti;
  • b) animare la parrocchia dall’interno sensibilizzando alla centralità della carità e spingere a vedere e, per quanto possibile, agire in favore delle povertà emergenti;
  • c) diventare un prototipo per le parrocchie della Zona Pastorale Valtiberina.

L’esperienza ebbe inizio con incontri settimanali: tre volte al mese, dopo il centro d’ascolto (dalle ore 16 alle ore 18) e la Santa Messa di orario, una ora di confronto circa le problematiche emerse ed emergenti; una volta al mese l’adorazione eucaristica, subito seguita da una riflessione sul come mettere in pratica la carità evangelica


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