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(art. tratto da L'oratorio n° 2/08 - articolo di Don Otello Branchi) Dopo 62 anni, da quando cioè fui ad Anghiari come cappellano, ho avuto occasione di visitare nuovamente la chiesa di Sant’Agostino e non nascondo di aver provato pena nel vederla così spoglia di tutto; una chiesa testimone della vita anghiarese attraverso i secoli, dove le famiglie facoltose avevano lasciato un ricordo di sé e dove la fede del popolo aveva trovato l’ambiente per coltivare le proprie devozioni e conservare le tradizioni religiose. A ricordo del culto e della devozione d’un tempo sono rimasti il coro ligneo col maestoso leggio, che portano la data del 1701, e il bel quadro della Madonna del Buon Consiglio, incastrato nella parete, nei due fori di sempre, nella cappella omonima, spoglia anch’essa dei consueti lumi e stucchi decorativi; mi è sembrato in attesa che la fede dei credenti lo ponga in ambiente più adatto e più sicuro. Il coro fa ripensare ai frati agostiniani che qui hanno officiato dal secolo XIII al 1808, quando, in seguito alle soppressioni napoleoniche, ad Anghiari vennero chiusi il convento della Croce e quello di Sant’Agostino, dove era allora priore fra’ Tommaso Tuti. La chiesa continuò ad esser officiata, alle dipendenze della Propositura; il convento invece fu ceduto alla Comunità civica di Pistoia, la quale lo lasciò ad uso di abitazione del proposto don Nicola Tuti (la casa canonica presso la Madonna del Fosso ancora non esisteva) e poi, nel 1820, lo destinò a fattoria (La Fattoria di Anghiari) e così rimase fino alla seconda guerra mondiale. Certamente l’attuale inquadratura ambientale non aiuta la contemplazione serena e devota di questa immagine della Madonna, invocata con uno dei titoli mariani (Mater Boni Consilii) più venerati, specialmente nel XVIII secolo, al quale risale (1727) la prima concessione di celebrarne la festa. |