|
A coronamento di un percorso di catechesi sugli "Amici di Dio" tenuto da Don Marco presso le Suore del Cenacolo di Montato, è stato organizzato un viaggio a Torino per pregare davanti alla Sacra Sindone.
La meta primaria del pellegrinaggio è stata preceduta da una visita alla suggestiva Abbazia Romanica di San Michele, arroccata sopra il lago di Avigliana, nell'incantevole scenario della Val di Susa.
Lì la storia dell'arte si coniuga mirabilmente con la fede: mentre gli occhi spaziano insaziabili verso l'ardita costruzione sulla roccia, lo spirito riceve linfa vitale dalla musica gregoriana che, anche quando tace, ti conduce ad infiniti spazi celesti.
Non propriamente in tema al pellegrinaggio, per un tuffo nella storia della dinastia sabauda, la conoscenza della reggia di Venaria Reale, ci ha introdotti in uno spaccato di vita che, nonostante gli immaginabili lussi e sfarzi, nessuno di noi avrebbe voluto condividere con i sovrani protagonisti.
La semplicità di vita dei benedettini della Sagra di San Michele, il loro silenzio operoso, le preghiere scandite al ritmo della luce solare, nulla invidiano al frenetico, rumoroso lavorio delle cucine sabaude e al rigido protocollo dei signori, spossati da lunghi ozi.
Domenica, dopo la messa presso la chiesetta dei frati a Chieri, la visita alla Sindone ci ha inseriti in una ordinata, lunghissima fila di pellegrini, che composta si snoda per giungere, passando dai giardini del palazzo reale, dai resti archeologici del teatro romano, fino al presbiterio della cattedrale torinese.
Nel primo tratto del percorso un intenso brusio ostacola il raccoglimento e la preghiera, mentre nell'ultima fase un silenzio sempre più profondo invita alla meditazione.
Il breve video esplicativo che precede l'ingresso in cattedrale evoca i fatti salienti della Passione di Gesù così come vengono descritti dal Vangelo.
La breve sosta che ci è consentita davanti al Sacro Lino ha però dilatato il tempo ed il nostro cuore sull'infinito.
Un grazie di cuore a Don Marco e Suor Astrid per le due edificanti giornate trascorse nella serenità e nella gioia e a tutta la compagnia dei partecipanti per il loro cameratismo e generosa disponibilità.
Non amo il rigore della morte
Nel tuo volto, Signore.
Preferisco la dolcezza
Del tuo vivo sguardo.
Le tue mani immobili e chiodate
Vedo operose e calde
Posarsi sulle umane ferite;
i tuoi piedi sovrapposti e inerti
sfidano veloci la polvere
e i sassi delle nostre strade.
Il tuo costato, barbaramente ferito,
si solleva in un dolce respiro
che infonde coraggio agli oppressi.
La tua fronte sanguinante
E i capelli scomposti
Cercano carezze
Che non sappiamo darti.
Il tuo cuore, Signore,
cerca il nostro cuore.
La luce della tua risurrezione
Splenda sulle nostre miserie,
Sì che in ogni volto
Possiamo incontrarti.
|