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Avvisi della settimana PDF Stampa E-mail

AVVISI


  • Domenica 5 settembre 2010 Festa della Madonna  nella Chiesa di S. Stefano: S. Messa alle ore 8,30 a cui segue colazione nel prato. Ore 11,00 S. Messa Solenne e processione con l'immagine della Madonna. In Propositura  non ci sarà la S. Messa delle ore 11

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 31 Agosto 2010 17:09 )
 
DIALOGO FRA ARMANDO E MARISA INTORNO AL PELLEGRINAGGIO SUL CAMMINO DELL’ APOSTOLO PAOLO PDF Stampa E-mail
Scritto da Armando Babbini   

-         M:  Temevo che quest’anno il pellegrinaggio fosse in parte una ripetizione di un viaggio già fatto, visto che è la terza volta che andiamo in Turchia.

-         A: La realtà è stata molto diversa.

-         M: a ben vedere già l’itinerario ha un suo senso molto caratterizzato, sia sul piano culturale che religioso: c’era dietro un progetto, di cui ci siamo accorti solo alla conclusione, ma che evidentemente lo “Studio Don Marco e C.” aveva pianificato.

-         A: Iniziare  invece che concludere con Istanbul, sembrava una forzatura. Invece si è rivelata una prima fase nella logica del pellegrinaggio. Da un punto di vista religioso, si può dire che Istanbul ( o Bisanzio o Costantinopoli) ha rappresentato una Chiesa fatta di pensiero dove le sottili questioni teologiche sono prevalenti: anche noi abbiamo discusso su argomenti e termini apparentemente astrusi come “filioque, monofisismo, iconoclastia”.  La religiosità sfuma nel ragionamento sottile e teorico d’elite.   E’ il dominio della Sophia, la sapienza, e della filosofia gnostica. Ragionamenti sottili (bizantinismi ) e dispute dentro la chiesa che in realtà nascondono spietate  guerre di potere. Anche l’architettura, bizantina e islamica, riflette queste complessità di pensiero: è fatta di decorazioni  molto articolate, trine e intrecci vegetali,  scritte e segni intricati della civiltà islamica (la Moschea Blu). Mosaici e affreschi delle Chiese ( le poche sopravvissute alla furia iconoclasta ) con temi biblico-evangelici sono distribuite con un rigido cerimoniale fatto di sottili simbolismi, simmetrie e gerarchie ben strutturate ( Chiesa di S.Salvatore in Chora).

-         M: Anche la nostra prima guida ( il Sig. Murat ) sembrava una intelligente sintesi di islamismo laico e intellettualismo occidentale.  

-         A: Tutto molto bello e interessante, ma….

-         M: … Cristo non abita più qui.

-         A: Poi la Cappadocia, programmata come seconda fase del pellegrinaggio, ha rappresentato un completo ribaltamento riportandoci in terra, anzi… sotto terra. Lì si scava la roccia. Il pensiero non vola più in alto; si ritorna nel profondo; al buio l’uomo  ricerca se stesso, le proprie radici e il proprio inferno. Gli eremiti si rifugiano nella solitudine dentro la roccia mortificando il corpo. Le architetture sono solo spazi interni, all’esterno piramidi di tufo vulcanico.

-         M: Viene da pensare a una chiesa oppressa, impaurita ma che riempie di colori e figure le grotte scavate a mano. Tante belle icone affrescate sul tufo, però tutte graffiate da mani iconoclaste.

-         A: Con i Dervisci abbiamo visto che il corpo non è solo mortificazione: a partire dal corpo si può forse arrivare all’estasi; lo muovono con ritmo elegante e ossessivo in modo da sublimarlo. E’ un’armonia tutta terrena che si raggiunge con molta fatica ed esercizio. Si tolgono il mantello scuro e danzano vestiti di bianco; ondeggiano con una mano che indica la terra e una mano si rivolge verso il cielo in un equilibrio molto sottile.

-         M: Ma l’equilibrio dura poco per poi riprendere la vita di ogni giorno: abbiamo parlato con un derviscio che si era già ritrasformato in perfetto businessman.  

-         A: In fondo anche noi occidentali ( i Gentili del vangelo ? ) di fatto intendiamo la religione con questa  doppia identità: la vita di ogni giorno fatta di lavoro etc., e  una ricerca personale di Dio, anche seria e sofferta, che però difficilmente esce dai confini dell’ego.

-         M: Ma il pellegrinaggio è andato ben oltre nel finale. Sta qui poi la differenza fra un viaggio turistico e un pellegrinaggio: si tocca con mano esperienze di vita ( di fede ) che ti coinvolgono e di cui ti senti partecipe, non solo come semplice osservatore. Ad Iconio, due suorine da sole custodiscono una Chiesa (terremotata, fra l’altro ) in un ambiente circondato da un muro di ostilità e refrattario al messaggio di Cristo.

-         A:  Amate chi non vi ama, troppo facile amare chi vi ama, anche i Gentili amano i figli, i genitori, gli amici. Le due suore, nella loro fragilità, incarnano il messaggio più radicale che solo distingue il Cristiano dal resto del mondo.

-         M: Qui i confini dell’ego non esistono più, ben oltre l’esperienza individuale dei mistici  Dervisci o della ricerca teo-filosofica dei Bizantini. 

-         A : Percorrendo le strade di Hierapolis ed Efeso si scopre la grandezza della  civiltà greco-romana. Le prospettive delle vie colonnate di Efeso ci mostrano che l’archeologia non è solo cultura: è un piacere esserci e camminarci dentro.

-         M: Siamo comunque sulle strade dell’apostolo Paolo….

-         A: Ma, seguendo le orme di Paolo, come d’incanto abbiamo scoperto …. Giovanni.   La tomba nuda di Giovanni, l’apostolo prediletto,  all’aperto sotto il sole e le stelle, mi emoziona più di una grande cattedrale. E’ sconcertante trovarmi di fronte una lapide nuda, scritta in latino, sulla tomba di chi ha messo il capo sul petto di Gesù, colui che ha scritto l’evangelo della luce e dell’amore, l’Apocalisse. La realtà è così semplice che mi sembra irreale, sono confuso.

-         M: Il pellegrinaggio è giunto alla meta. Ma è una meta che non è una fine: all’indomani arriviamo al punto estremo del cammino, a occidente sulla riva dell’Egeo. Sul litorale di Kusadasi scopriamo le tracce di una Chiesa distrutta: le mura mozze dell’abside e del presbiterio sono ancora all’asciutto sulla spiaggia, ma i muri della navata, prima semisommersi dal frangere delle onde, scompaiono poi nel mare senza che se ne veda la fine.

-         A: Da lì è partito Paolo per il suo ultimo viaggio senza ritorno a fondare la nostra Chiesa d’occidente.

-         M: Tutto sommato, non male il progetto della “Don Marco e C.”

-         A: Il valore non sta solo nel progetto; è l’attuazione che da’ vita al pellegrinaggio. L’autobus di Don Marco è un contenitore aperto a tutti: dalle signore un po’ snob alla Bruna di Meriggi, da chi fa la Comunione tutte le sere ( quasi tutti ) a chi continua in una ricerca con poche speranze.

-         M: … Quelli come te una volta non oltrepassavano il nartece….

-         A: Penso che quella Chiesa che parte da Iconio e si immerge nel mare di Kusadasi un po’ riaffiori anche a casa nostra, in cima alle scalinate consumate di via Trieste…

-         M: dove un certo parroco dà pacchi e vestiti agli extracomunitari e la casa a donne musulmane, fregandosene della legge “occhio per occhio…” così cara ai Gentili.

-         A: allora forse c’è ancora speranza.

     

 

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Aprile 2010 19:38
 
Gita pellegrinaggio in Turchia (5-12 Aprile 2010) PDF Stampa E-mail
Scritto da Marida   

Ciò che, in questa settimana, è stato offerto ai nostri occhi e soprattutto al nostro cuore, rimane indicibile, tanto è stato appagante.


Bellezze naturali, artistiche, archeologiche, varietà culturali, etniche, culinarie, ecc. si sono susseguite regalandoci policromie, suoni ed aromi che tuttora rivisito con l'occhio interno del ricordo.


In primo luogo, tuttavia, lo scopo precipuo del viaggio era quello religioso, che ci avrebbe arricchito spiritualmente visitando luoghi sulle orme di San Paolo.


Certo, noi pellegrini del XXI secolo, a bordo di confortevoli aerei, alloggiati in hotells a più stelle, accompagnati da guide preparate e disponibili, si fatica ad estraniarci da moderne zavorre ed a vivere in sintonia con l'essenzialità del Vangelo.


L'esempio della pellegrina ETERIA, che ha percorso nel IV secolo i nostri itinerari con ben altri mezzi e difficoltà facilmente intuibili, è ben lontano dal nostro procedere.


Dopo molti secoli, anche San Francesco di Assissi si spinse in Turchia per predicare Cristo e la sua Parola con incredibile coraggio e, pur senza riuscirvi, volle convertire il Sultano.


San Paolo, però, in modo unico e al limite di ogni resistenza umana, ha affrontato pericoli di ogni genere per annunciare Colui che in precedenza aveva "perseguitato" nei suoi viaggi a Iconio, Antiochia di Psidia, Efeso ....


Tra le tante mete visitate, le chiese rupestri di Goreme documentano una grande spiritualità monastica, ricordandoci tre grandi figure della Chiesa: Basilio, Gregorio Nazianzeno e Gregorio di Nissa.


A Iconio, dove San Paolo ha predicato, l'unica Chiesa cattolica viene oggi custodita da due giovani consacrate che offrono accoglienza a gruppi di pellegrini: come non ricordare nelle nostre preghiere la loro coraggiosa testimonianza in un conteso musulmano?


Ad Efeso, vera perla del viaggio, sia per l'incredibile ricchezza di reperti archeologici che per gli echi cristiani che vi risuonano, sembra viva e tangibile la figura dell'Apostolo delle Genti: percorre la via romana lastricata, si dirige verso la sinagoga, rivolge agli Efesini, ma anche a noi, parole di pace: "Paolo, apostolo di Gesù Cristo... grazie a voi e pace da Dio, Padre Nostro ed al Signore Gesù Cristo..."


I pochi resti silenziosi della basilica del Concilio ( 431) testimoniano a gran voce il principio fondante del Cristianesimo: Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.


La tomba dell'Apostolo Giovanni, nell'omonima Basilica, ci ha visti raccolti in una fervida corale preghiera.


La visita alla Casa della Madonna sulla montagna "dell'Usignolo" in uno scenario naturalistico incontaminato, è stato il suggello ideale al nostro pellegrinaggio. Lì, secondo la tradizione, Maria trascorse in compagnia di suo "figlio" Giovanni gli ultimi anni della sua vita, nel silenzio e nella meditazione.


Ogni giorno la Messa celebrata da Don Marco, in un clima di serenità e raccoglimento, ha fatto vivere nel gruppo gli stessi sentimenti di condivisione dei primi cristiani.


Tornati alle nostre case, le preoccupazioni e le inquietudini per i piccoli, grandi problemi della quotidianità, assumono una dimensione rinnovata alla luce dell'Amore che ci ha pervasi.


La pedagogia paolina ci invita ad annunziare il Vangelo e a viverlo senza temere le "catene" e le tribolazioni, così che anche per ciascuno di noi valga la grande affermazione dell'Apostolo "per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno".


Ultimo aggiornamento Sabato 24 Aprile 2010 10:14
 
Scandali: la risposta nella testimonianza PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro   

«Scandali? La risposta è nella testimonianza»
Tonini: le ostilità verso la Chiesa, che ci sono sempre state, ci

spingano a essere più fedeli a Cristo. Questo non è il momento dell’avvilimento

 


Marina Corradi, Avvenire 28 marzo 2010

 

Il New York Times attacca, lo Spiegel chie­de le dimissioni del Papa, nella stampa internazionale la Chiesa cattolica è di­pinta come un’associazione losca e menzo­gnera. Ma il cardinale Ersilio Tonini, 95 an­ni, che pure alla sua età legge i giornali ogni mattina, non è preoccupato.
«Non mi meraviglio affatto. L’odio contro la Chiesa c’è sempre stato. Ne ho ben memo­ria io, che sono stato bambino in Romagna negli anni Venti. Mi ricordo quando comin­ciavo a servire messa e nei campi un vecchio bracciante mi disse in dialetto: 'Ragazzo, ma non vorrai mica andare prete? Guarda che son tutte bugie quelle dei preti, quelli bada­no solo a mantenere la loro bottega'. L’odio anticristiano c’è sempre stato, ci è stato, an­zi, promesso; e non mi stupisco quando lo vedo. Anzi, al contrario, c’è da preoccupar­si quando la Chiesa è riverita e osannata».
Quindi il fatto che lo Spiegel chieda le di­missioni del Papa non la colpisce.
Per niente. Lo Spiegel , il New York Times fan­no il loro mestiere. Parlano la lingua della politica e dell’economia, del potere, e non ne capiscono altre. La testimonianza della Chie­sa oggi è rimasta la grande istanza che con­traddice queste logiche, che pretende di es­sere un riferimento spirituale per gli uomi­ni, e di formare le coscienze dei ragazzi. E un ragazzo che sia davvero cristiano è meno manipolabile dal potere degli altri. È naturale che la Chie­sa sia considerata un’avversaria.

Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Aprile 2010 17:29
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Sacerdoti: uomini che amano.... PDF Stampa E-mail
Scritto da abiesse   
Questi uomini che amano i figli d'altri come figli loro
Marina Corradi, Avvenire del 15 marzo 2010
Quasi ogni giorno dalla Germania arrivano notizie di casi di abusi pedofili addebitati a sacerdoti. Storie risalenti a cinquant’anni fa, come a Ratisbona, e difficili da verificare. O nuove denunce, da vagliare con rigore, per fare piena luce, come vuole il Papa, sul più intollerabile dei crimini. Per rendere giustizia alle vittime e, eventualmente, agli innocenti. Ma sembra che una gran ruota mediatica si sia messa in moto, quella ruota che giudica e condanna già nel pronunciare un nome; e all’infinito replica quei nomi, e quelle già decretate condanne. Allora tra quanti si sentono appartenenti alla Chiesa percepisci un’ombra di scoramento amaro: ma la nostra Chiesa, i nostri preti, possibile che se ne parli solo per associarli alla colpa, di tutte, più terribile?

Smarrimento, e il dubbio che questa onda mediatica, nel denunciare episodi anche autentici, taccia di un’altra parte, molto più grande, della realtà. Che insegua con i riflettori colpevoli veri o presunti, e ignori la silenziosa immensa moltitudine di sacerdoti fedeli. (Trecento, secondo il Vaticano, gli autentici casi di pedofilia imputabili a sacerdoti nell’ultimo mezzo secolo; quattrocentomila i sacerdoti cattolici nel mondo).

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HAITI: Quelli che non se ne vanno PDF Stampa E-mail
Scritto da abiesse   

Missionari, Suore, Volontari:
QUELLI CHE NON SE NE VANNO

Piero Gheddo. Avvenire 20 gennaio 2010

In questi giorni Avvenire ha riferito di numerosi missionari italiani presenti nell’isola, in passato 'la perla dei Carai­bi' e oggi uno dei Paesi più poveri del mondo, al fondo degli elenchi dell’Onu per ricchezza, sicurezza e livello di vita. La situazione è peggiorata dopo l’apo­calittico terremoto che ha quasi azzera­to la capitale Port-au-Prince e Haiti è un Paese in cui è difficile persino sopravvi­vere. Eppure le voci dei missionari e del­le suore dicono, quasi all’unisono, che là sono e là rimangono. È un fatto che col­pisce e sul quale bisogna riflettere. Per­ché non se ne vanno, ora che ne avreb­bero 'il diritto' e la possibilità? Un ope­ratore dell’Onu ha dichiarato: «Me ne ri­torno a casa, qui è diventato un inferno e sono troppo stressato, non potrei resi­stere a lungo».

Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Gennaio 2010 21:19
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Tragedia di Haiti PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro .   
E noi apriamo le nostre palme vuote
Davide Rondoni, Avvenire 14 gennaio 2010
La tragedia di Haiti lascia senza fiato. Gigantesca. Più di quanto si immaginava. Il numero delle vittime imprecisato, si parla di decine e decine di migliaia. In una parte di un’isola già povera e provata da miseria e fatica di vivere, si è abbattuta una sventura che lascia attoniti. Come se a sventura si aggiungesse sventura in un baratro senza fondo. Haiti, nome esotico e di buia miseria. Nome di terra lontana. Di popolo provato e povero. E il fiato non si sa dove prenderlo. Se metti la faccia tra le mani, il respiro non torna. E se anche ti volti da un’altra parte, il respiro non torna. E se ancora maledici i terremoti, non torna. Come non tornano le decine di migliaia di innocenti. I bambini e le donne. Come non tornano i sepolti vivi.

Un raddoppiamento di male. Di sventura. Un raddoppiamento di catastrofe. Una insistenza del dolore e della mancanza di fiato. Come se nessun "perché" gridato in faccia a nessuno e nemmeno gridato in faccia al cielo potesse esaurire lo sconforto, e la durezza che impietrisce davanti al disastro e alle immagini di disastro. Nessun "perché" rigirato nelle mani, nessuna domanda ricacciata in gola, può esaurire l’inquietudine. Una doppia ingiustizia. Una moltiplicata sventura. Anche il cuore più sordo sente il grido di questa sventura. Anche il cuore più duro si crepa davanti alla morte che domina così apertamente, così sfacciatamente. Anche l’anima che non sospira mai, sente il fiato che si tira. Il fiato che non arriva. Il fiato che si rompe.
Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Gennaio 2010 21:20
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