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- M: Temevo che quest’anno il pellegrinaggio fosse in parte una ripetizione di un viaggio già fatto, visto che è la terza volta che andiamo in Turchia.
- A: La realtà è stata molto diversa.
- M: a ben vedere già l’itinerario ha un suo senso molto caratterizzato, sia sul piano culturale che religioso: c’era dietro un progetto, di cui ci siamo accorti solo alla conclusione, ma che evidentemente lo “Studio Don Marco e C.” aveva pianificato.
- A: Iniziare invece che concludere con Istanbul, sembrava una forzatura. Invece si è rivelata una prima fase nella logica del pellegrinaggio. Da un punto di vista religioso, si può dire che Istanbul ( o Bisanzio o Costantinopoli) ha rappresentato una Chiesa fatta di pensiero dove le sottili questioni teologiche sono prevalenti: anche noi abbiamo discusso su argomenti e termini apparentemente astrusi come “filioque, monofisismo, iconoclastia”. La religiosità sfuma nel ragionamento sottile e teorico d’elite. E’ il dominio della Sophia, la sapienza, e della filosofia gnostica. Ragionamenti sottili (bizantinismi ) e dispute dentro la chiesa che in realtà nascondono spietate guerre di potere. Anche l’architettura, bizantina e islamica, riflette queste complessità di pensiero: è fatta di decorazioni molto articolate, trine e intrecci vegetali, scritte e segni intricati della civiltà islamica (la Moschea Blu). Mosaici e affreschi delle Chiese ( le poche sopravvissute alla furia iconoclasta ) con temi biblico-evangelici sono distribuite con un rigido cerimoniale fatto di sottili simbolismi, simmetrie e gerarchie ben strutturate ( Chiesa di S.Salvatore in Chora).
- M: Anche la nostra prima guida ( il Sig. Murat ) sembrava una intelligente sintesi di islamismo laico e intellettualismo occidentale.
- A: Tutto molto bello e interessante, ma….
- M: … Cristo non abita più qui.
- A: Poi la Cappadocia, programmata come seconda fase del pellegrinaggio, ha rappresentato un completo ribaltamento riportandoci in terra, anzi… sotto terra. Lì si scava la roccia. Il pensiero non vola più in alto; si ritorna nel profondo; al buio l’uomo ricerca se stesso, le proprie radici e il proprio inferno. Gli eremiti si rifugiano nella solitudine dentro la roccia mortificando il corpo. Le architetture sono solo spazi interni, all’esterno piramidi di tufo vulcanico.
- M: Viene da pensare a una chiesa oppressa, impaurita ma che riempie di colori e figure le grotte scavate a mano. Tante belle icone affrescate sul tufo, però tutte graffiate da mani iconoclaste.
- A: Con i Dervisci abbiamo visto che il corpo non è solo mortificazione: a partire dal corpo si può forse arrivare all’estasi; lo muovono con ritmo elegante e ossessivo in modo da sublimarlo. E’ un’armonia tutta terrena che si raggiunge con molta fatica ed esercizio. Si tolgono il mantello scuro e danzano vestiti di bianco; ondeggiano con una mano che indica la terra e una mano si rivolge verso il cielo in un equilibrio molto sottile.
- M: Ma l’equilibrio dura poco per poi riprendere la vita di ogni giorno: abbiamo parlato con un derviscio che si era già ritrasformato in perfetto businessman.
- A: In fondo anche noi occidentali ( i Gentili del vangelo ? ) di fatto intendiamo la religione con questa doppia identità: la vita di ogni giorno fatta di lavoro etc., e una ricerca personale di Dio, anche seria e sofferta, che però difficilmente esce dai confini dell’ego.
- M: Ma il pellegrinaggio è andato ben oltre nel finale. Sta qui poi la differenza fra un viaggio turistico e un pellegrinaggio: si tocca con mano esperienze di vita ( di fede ) che ti coinvolgono e di cui ti senti partecipe, non solo come semplice osservatore. Ad Iconio, due suorine da sole custodiscono una Chiesa (terremotata, fra l’altro ) in un ambiente circondato da un muro di ostilità e refrattario al messaggio di Cristo.
- A: Amate chi non vi ama, troppo facile amare chi vi ama, anche i Gentili amano i figli, i genitori, gli amici. Le due suore, nella loro fragilità, incarnano il messaggio più radicale che solo distingue il Cristiano dal resto del mondo.
- M: Qui i confini dell’ego non esistono più, ben oltre l’esperienza individuale dei mistici Dervisci o della ricerca teo-filosofica dei Bizantini.
- A : Percorrendo le strade di Hierapolis ed Efeso si scopre la grandezza della civiltà greco-romana. Le prospettive delle vie colonnate di Efeso ci mostrano che l’archeologia non è solo cultura: è un piacere esserci e camminarci dentro.
- M: Siamo comunque sulle strade dell’apostolo Paolo….
- A: Ma, seguendo le orme di Paolo, come d’incanto abbiamo scoperto …. Giovanni. La tomba nuda di Giovanni, l’apostolo prediletto, all’aperto sotto il sole e le stelle, mi emoziona più di una grande cattedrale. E’ sconcertante trovarmi di fronte una lapide nuda, scritta in latino, sulla tomba di chi ha messo il capo sul petto di Gesù, colui che ha scritto l’evangelo della luce e dell’amore, l’Apocalisse. La realtà è così semplice che mi sembra irreale, sono confuso.
- M: Il pellegrinaggio è giunto alla meta. Ma è una meta che non è una fine: all’indomani arriviamo al punto estremo del cammino, a occidente sulla riva dell’Egeo. Sul litorale di Kusadasi scopriamo le tracce di una Chiesa distrutta: le mura mozze dell’abside e del presbiterio sono ancora all’asciutto sulla spiaggia, ma i muri della navata, prima semisommersi dal frangere delle onde, scompaiono poi nel mare senza che se ne veda la fine.
- A: Da lì è partito Paolo per il suo ultimo viaggio senza ritorno a fondare la nostra Chiesa d’occidente.
- M: Tutto sommato, non male il progetto della “Don Marco e C.”
- A: Il valore non sta solo nel progetto; è l’attuazione che da’ vita al pellegrinaggio. L’autobus di Don Marco è un contenitore aperto a tutti: dalle signore un po’ snob alla Bruna di Meriggi, da chi fa la Comunione tutte le sere ( quasi tutti ) a chi continua in una ricerca con poche speranze.
- M: … Quelli come te una volta non oltrepassavano il nartece….
- A: Penso che quella Chiesa che parte da Iconio e si immerge nel mare di Kusadasi un po’ riaffiori anche a casa nostra, in cima alle scalinate consumate di via Trieste…
- M: dove un certo parroco dà pacchi e vestiti agli extracomunitari e la casa a donne musulmane, fregandosene della legge “occhio per occhio…” così cara ai Gentili.
- A: allora forse c’è ancora speranza.
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