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Missione in Tanzania PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Grazi   
Salve a tutti, il mio nome è Grazi Gabriele e sono uno studente universitario di Arezzo. Lascio qui la mia testimonianza come mi è stato richiesto per prestare ausilio al fine di mettere in luce la splendida opera che stanno facendo in Tanzania, in particolare per quanto mi riguarda posso riferimi al villaggio della speranza di Dodoma dove ho lavorato. Ho scelto come forma il rispondere a delle domande che ho letto nella intervista alla dottoressa Bartolomei, della cui amicizia sono orgoglioso, ritenendo che siano state ben formulate e che possa essere una modalità chiara e non troppo "carica" come un racconto o similari. Fin d'ora vi dico sinceramente che vi è grande bisogno di aiuto da parte di tutti noi e che i fondi raccolti sono investiti in modo onesto e assai utile. Vi ringrazio dell'attenzione e dell'opportunità.

D: Quando si è interessato per la prima volta alle missioni?
R: Quest'anno è stata la prima esperienza di circa 20 giorni, e mi ha lasciato delle spendide sensazioni

D: Come è nato l'interesse per le missioni?
R: Vi aveva già partecipato un mio caro amico, il cui padre, dott. Maestrini, è presidente della associazione onlus di medici aretini denominata "Polepole", così essendo stato profondamente colpito dai racconti, e sapendo che c'era bisogno di valide braccia per le costruzioni, ho scelto di provare questa esperienza.


D:Cosa è successo dopo?
R: Il viaggio l'ho fatto con dottoresse della associazione, tra cui la Dott.ssa Bartolomei, Dott.ssa Cianfrini e Dott.ssa Burroni, tutte professioniste assai preparate di pediatria. Tuttavia il lavoro sul luogo l'ho svolto con una associazione di Bagnolo Mella che si trova in provincia di Brescia, c'erano una ventina di valenti professionisti dell'ediliza specializzati in varie mansioni con cui abbiamo costruito un tetto e le tubature di una casa che andrà ad aumentare la disponibilità recettiva del luogo in quanto la richiesta di aiuto è sempre maggiore, ed abbiamo iniziato la costruzione dell'edificio che fungerà da scuola secondaria, progetto che è tutt'ora in corso e molto oneroso ovviamente.

D: Quale è la sua esperienza diretta?
R: Come ho detto sopra mi sono occupato di lavori edili di manovalanza, tra l'altro assieme ad una ditta locale di personale Tanzanese che era stata ingaggiata per il progetto. Vorrei fare presente principalmente due aspetti: in primo luogo che sia il personale delle missioni che ho visto sia i volontari con cui sono stato godono di ottima reputazione ed amicizia dalla popolazione Tanzanese. In secondo luogo le condizioni veramente disastrate in cui lavorano gli operai locali, ci sono ragazzine di diciotto anni che per dieci ore in un caldo soffocante trasportano ininterrottamente mattoni da più di dieci chili sulla testa, le scarpe non le ha quasi nessuno, spesso vanno con le infradito per non parlare del resto delle norme infortunistiche del tutto assenti sui ponteggi e altro, e chi ha visto un cantiere sa quanto sia pericoloso. Questo solo per dare una idea ed il salario medio, e sono persone che comunque stanno abbastanza bene, è di 2 euro al giorno.

D: Quanta di questa povertà è di nostra responsabilità?
R: Il discorso è molto complesso e di non facile trattazione perchè inestricabili sono gli interessi che vi si muovono. Comunque posso dire che la nostra responsabilità è alta, se non altro perchè viviamo in un sistema che invece è totalmente infangato nello sfruttamento del territorio e della popolazione locale. Attulamente per fare un esempio un grande problema è la carenza d'acqua, e pensare che la Tanzania è uno degli stati africani più ricchi di acqua in quanto vi sono molti laghi tra cui il lago  da dove nasce il Nilo, però anche le risorse idriche sono controllate da multinazionali straniere. Credo che si necessario prendere consapevolezza delle reali situazioni.

D: Nel villaggio che religioni ci sono?
R: Mi hanno detto circa il 30% cristiani (di varie confessioni) 30% mussulmani e 30% animisti. Comunque a livello politico e logistico sono molto ben integrati e non ho visto problematiche di intoleranza religiosa.

D: L'istruzione?
R: A livello di conoscenze linguistiche sono sviluppati in quanto avendo avuto varie dominazioni straniere sono molti coloro che parlano in modo comprensibile, oltre lo swaili che è diciamo la lingua ufficiale, almeno l'inglese. Purtroppo ci sono poche scuole ed anche se una riforma scolastica a dato a buona parte della popolazione almeno una istruzione primaria, l'accesso ai gradi più alti è riservato a poche unità, ed anche i bambini piccoli per andare a scuola devono fare spesso molti chilometri a piedi. E' ovvio che senza la formazione della loro futura classe dirigente sul luogo tutto diventa più difficile.

D: Hiv?
R: E' di certo una malattia estremamente difficile da contrastare, e sostanzialmente impossibile allo stato attuale da debellare. altre malattie comunque sono altrettanto portatrici di morti, come la tubercolosi ad esempio, e le condizioni igeniche pessime, perfino nella principale città che è Dar er Salam rendono il tutto più problematico. Credo che sia molto utile studiare i meccanismi economici occidentali di brevetti che rendono difficile da reperire farmaci e cure che allieverebbero buona parte delle malattie curabili.

D: Perchè i parrocchiani devono continuare a finanziare?
R: Ci sono molte persone ed un ambiente in grave difficoltà, se esiste un legame si solidarietà e sensibilità non è possibile non avvertire questa sofferenza

D: C'è il rischio di cadere nell'assistenzialismo?
R: Come ho già questi piccoli fondi sono gestiti da onlus  che sono piccole organizzazioni ed arrivano sul luogo per canali sostanzialmente diretti, sui grandi circuiti invece bisognerebbe condurre studi aprofonditi. Comunque l'unico modo non utopico per dare una mano è permettere che sul posto si formino professinalità, intendo ad esempio medici, avvocati, architetti, che possano dare vita ad un processo di crescita comune.
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Ultimo aggiornamento Martedì 29 Dicembre 2009 20:50