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Scritto da Alessandro .
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Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore
“Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore” è il titolo della XXXI edizione del Meeting. Parole che riecheggiano quelle che Albert Camus fa pronunciare all’imperatore Caligola nel suo celebre dramma: “ho provato semplicemente una improvvisa sete di impossibile… ho bisogno della luna, o della felicità, o dell’immortalità”. In ogni uomo, di qualsiasi razza, cultura, religione, tradizione alberga questo desiderio di cose grandi, di qualcosa di infinito. Un’aspirazione che l’uomo in tante occasioni tende a trascurare e a dimenticare, complice innanzitutto una certa mentalità che lo considera solo come il risultato di una casualità chimico-biologica o al limite di un processo evolutivo.
Si respira una cultura che tende a cancellare “l’umanità dell’uomo”, il “mancamento e voto” espresso da Leopardi nello Zibaldone. Il rischio è quello che si affermi una concezione puramente materialistica della vita. La provocazione contenuta nel titolo afferma invece il contrario. La natura dell’uomo è innanzitutto il suo cuore che si esprime come desiderio di cose grandi. Il motore di ogni azione umana è questa aspirazione a qualcosa di grande, l’esigenza di qualcosa di infinito. L’uomo è rapporto con l’infinito. E’ questa tensione il tratto inconfondibile dell’umano, la scintilla di ogni azione, dal lavoro alla famiglia, dalla ricerca scientifica alla politica, dall’arte all’affronto dei bisogni quotidiani.
Il Meeting cercherà di documentare come nella realtà di oggi sia innanzitutto necessario partire dall’umanità di ogni persona, facendo dei bisogni e dei desideri degli uomini l’anima delle scelte grandi e di quelle quotidiane. Anche perché solo questo è il punto che accomuna tutti gli uomini ed è pertanto l’inizio anche di un reale dialogo tra i popoli.
L’uomo che considera seriamente la sua umanità è colui che non è mai domo e soddisfatto e che affronta la vita con l’attesa di qualcosa di grande. Scrive Cesare Pavese: “Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?”. L’attesa è la struttura stessa della natura umana, l’essenza dell’anima. I grandi desideri e le grandi aspirazioni non sono un ostacolo o qualcosa che complica l’esistenza, ma sono ciò che rende l’uomo irriducibile proprio perché essi sono il segno del suo rapporto con l’infinito.
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Ultimo aggiornamento Sabato 21 Agosto 2010 11:13 |
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Notte di San Lorenzo: Le Stelle cadenti |
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Scritto da Alessandro .
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Guarderemo ancora alle stelle per gridare a Dio
NOTE E IGNOTE, SEGNO DI ALTERITÀ INFINITA
Che cosa lega l’uomo alle stelle? Che cosa spinge a sollevare lo sguardo, a rimanere incantati? Dei tanti spettacoli naturali che attirano il cuore e gli occhi degli uomini le stelle, la loro profusione e il loro movimento hanno da sempre meritato una speciale attenzione degli umani. Segni su grandi pareti di montagne, disegni il cui senso è smarrito, successive mappe perfezionate nei secoli. E una festa di nomi, timorosi e bizzarri, fantasiosi e devoti, per indicare costellazioni, figure, moti. Il cielo sovrasta inevitabilmente gli uomini. Le stelle, per quanto ormai alcune avventure ci abbiamo portato a vagar tra loro, continuano a essere distanti, misteriose. A essere l’altro da noi. E l’io di un uomo non prende coscienza di se stesso senza avere tale smisurata, drammatica e felice coscienza di una alterità infinita che lo riguarda. Siamo sempre un io che cerca un tu. Ci innamoriamo – da ragazzi ma anche da vecchi – per questo motivo: l’io da solo non basta, sentiamo la promessa di un compimento che dipende dal rapporto con qualcosa, con qualcun altro. E le stelle da sempre nella storia umana sono il baluginare di questa alterità. Sono l’altro, l’altrove che ci manda segnali.
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Ultimo aggiornamento Martedì 10 Agosto 2010 16:54 |
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CHIESA FRAGILE? ...l'inchiesta di Panorama... |
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Scritto da Alessandro .
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Chiesa fragile? Lo scoop è di Dante
di Davide Rondoni
I giornalisti di Panorama hanno fatto uno scoop. Peccato che arrivino circa settecento, mille anni in ritardo. Forse duemila. Hanno deciso di raccontare in diretta, con uso di adescamenti e con tanto di video, le notti romane omosessuali di alcuni sacerdoti. Ne sono così orgogliosi da farne una copertina con tanto di rosario tenuto da dita maschili laccate.
Nell'inchiesta - così viene presentata si seguono le tracce e si documentano le performance di alcuni sacerdoti di mezza età che frequentano locali gay, seducono l'aiutante del giornalista che fa da esca e si mostra uno squallido campionario di doppia vita, tra celebrazione di messe e festini di dubbio gusto.
Ne è nata l'inchiesta che si vorrebbe la più bollente dell'estate, ficcata nel mezzo del grande scandalo della pedofilia che ha scosso la Chiesa. Peccato che già 700 anni fa, nel XV canto dell'Inferno, il Dante poeta e cronista indica che «lerci» di peccato di sodomia sono puniti in quel girone una gran quantità di «cherci», di chierici. La Commedia, com'è noto, è anche luogo di scoop sulla vita di parecchie persone, come in quel canto accade per il maestro di Dante, quel Brunetto Latini che solo qui viene ritratto come omosessuale. Insomma, Dante,la cui opera ha stampato un'infinità di copie e continua a far notizia da 700 anni, ha abbondantemente preceduto la solerzia dei cronisti mondadoriani.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Luglio 2010 17:50 |
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La Santità non passa mai di moda (Benedetto XVI) |
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Scritto da Alessandro .
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Omelia del Santo Padre Benedetto XVI in occasione della Messa a Sulmona
Domenica 4 luglio 2010
Cari fratelli e sorelle!
Sono molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e celebrare con voi e per voi questa solenne Eucaristia.
Sono venuto per condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di questa Comunità diocesana. So bene che anche a Sulmona non mancano difficoltà, problemi e preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di precarietà, a causa della mancanza del lavoro, dell’incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale e - come ha ricordato il Vescovo - del senso di smarrimento dovuto al sisma del 6 aprile 2009. A tutti voglio assicurare la mia vicinanza ed il mio ricordo nella preghiera, mentre incoraggio a perseverare nella testimonianza dei valori umani e cristiani così profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della sua popolazione.
Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino. Sorvolando il vostro territorio, ho potuto contemplare la bellezza del paesaggio e, soprattutto, ammirare alcune località strettamente legate alla vita di questa insigne figura: il Monte Morrone, dove Pietro condusse per molto tempo vita eremitica; l’Eremo di Sant’Onofrio, dove nel 1294 lo raggiunse la notizia della sua elezione a Sommo Pontefice, avvenuta nel Conclave di Perugia; e l’Abbazia di Santo Spirito, il cui altare maggiore venne da lui consacrato dopo la sua incoronazione, avvenuta nella Basilica di Collemaggio a L’Aquila. In questa Basilica io stesso, nell’aprile dell’anno scorso, dopo il terremoto che ha devastato la Regione, mi sono recato per venerare l’urna con le sue spoglie e lasciare il pallio ricevuto nel giorno dell’inizio del mio Pontificato.
Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e,soprattutto, per la sua santità. La santità, infatti, non perde mai la propria forza attrattiva, non cade nell’oblio, non passa mai di moda, anzi, col trascorrere del tempo, risplende con sempre maggiore luminosità, esprimendo la perenne tensione dell’uomo verso Dio. Dalla vita di san Pietro Celestino vorrei allora raccogliere alcuni insegnamenti, validi anche nei nostri giorni.
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Ultimo aggiornamento Sabato 24 Luglio 2010 10:11 |
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Tornati dal Pellegrinaggio |
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Scritto da Alessandro .
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Pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto

L'Avvenimento di sabato scorso non ha bisogno di commenti. Può essere solo mostrato e testimoniato. Per questo ti invitiamo a parteciparvi ancora seguendo gli aggiornamenti su www.pellegrinaggio.org, con tutto il materiale che abbiamo raccolto (foto, video, messaggi, testimonianze) e le prime reazioni, sulla stampa e non solo.Ti ringraziamo per la curiosità e la fedeltà con cui continui a guardare al Pellegrinaggio come occasione per la vita. La Madonna di Loreto ci abbraccia tutti, nonostante il nostro limite.
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Ultimo aggiornamento Martedì 15 Giugno 2010 07:59 |
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