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Scandali: la risposta nella testimonianza PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro   

«Scandali? La risposta è nella testimonianza»
Tonini: le ostilità verso la Chiesa, che ci sono sempre state, ci

spingano a essere più fedeli a Cristo. Questo non è il momento dell’avvilimento

 


Marina Corradi, Avvenire 28 marzo 2010

 

Il New York Times attacca, lo Spiegel chie­de le dimissioni del Papa, nella stampa internazionale la Chiesa cattolica è di­pinta come un’associazione losca e menzo­gnera. Ma il cardinale Ersilio Tonini, 95 an­ni, che pure alla sua età legge i giornali ogni mattina, non è preoccupato.
«Non mi meraviglio affatto. L’odio contro la Chiesa c’è sempre stato. Ne ho ben memo­ria io, che sono stato bambino in Romagna negli anni Venti. Mi ricordo quando comin­ciavo a servire messa e nei campi un vecchio bracciante mi disse in dialetto: 'Ragazzo, ma non vorrai mica andare prete? Guarda che son tutte bugie quelle dei preti, quelli bada­no solo a mantenere la loro bottega'. L’odio anticristiano c’è sempre stato, ci è stato, an­zi, promesso; e non mi stupisco quando lo vedo. Anzi, al contrario, c’è da preoccupar­si quando la Chiesa è riverita e osannata».
Quindi il fatto che lo Spiegel chieda le di­missioni del Papa non la colpisce.
Per niente. Lo Spiegel , il New York Times fan­no il loro mestiere. Parlano la lingua della politica e dell’economia, del potere, e non ne capiscono altre. La testimonianza della Chie­sa oggi è rimasta la grande istanza che con­traddice queste logiche, che pretende di es­sere un riferimento spirituale per gli uomi­ni, e di formare le coscienze dei ragazzi. E un ragazzo che sia davvero cristiano è meno manipolabile dal potere degli altri. È naturale che la Chie­sa sia considerata un’avversaria.


Però è comprensibile che ci sia smarrimento, tra i fedeli, nel sen­tire accusare il Papa di avere i­gnorato dei casi di pedofilia tra i sacerdoti. 
Comprendo lo smarrimento di fronte a certi veleni, ma occorre che dicia­mo alla nostra gente di non avere paura. O­ra che gli anni mi costringono a una vita un po’ più tranquilla rileggo le Lettere di Paolo, e sant’Agostino. È una evidenza nella storia della Chiesa che i tempi della av­versità sono quelli più grandi, quelli in cui ci è chiesto di affron­tare la sfida.
Di andare in battaglia, dunque?
Sì, ma non nel senso di risponde­re allo schiaffo, non nel senso di sentirci perseguitati e di arroccarci su di noi. La risposta dei cristiani è la testimonianza. Occorre che ognuno, per quanto gli compete, sia più di prima testimone di Gesù Cristo. Senza ave­re paura, e nella consapevolezza che pro­prio la calunnia, l’ostilità devono spingerci a essere più fedeli a Cristo, a testimoniarlo con chiunque ci incontri.
Però pensiamo alle conseguenze di un at­tacco mediatico di queste proporzioni. Non susciterà in alcune madri almeno il dubbio che i figli vadano tenuti lontani dagli ora­tori? Non è particolarmente velenoso, il so­spetto gettato a allontanare i bambini?
È vero, è possibile che questo rischio ci sia. Ma, dopo avere letto i giornali, quelle ma­dri penseranno al prete che regge la loro parrocchia. Alla sua faccia: che conterà più dei titoli. Ancora una volta vincerà la testi­monianza personale, da uomo a uomo, che è il grande metodo con cui il cristianesimo si tramanda. E poi non dimentichiamolo, perché spesso invece lo dimentichiamo, che il destino della Chiesa lo opera Dio. Dio pensa alla sua Chiesa, ricordiamoci di que­sto.
Nell’anno sacerdotale che Benedetto XVI ha indetto nella memoria del curato d’Ars per la santificazione dei sacerdoti viene alla lu­ce il dramma nella Chiesa irlandese, viene scritta dal Papa una lettera drammatica ai cattolici di quel paese, i media internazio­nali si accaniscono contro la sua stessa per­sona. Come interpreta questa coincidenza?
La interpreto proprio come un richiamo di Dio, e anzi una grazia. Le grazie non sono sempre doni lieti di cui compiacerci: sono anche le prove che sfidano, e che ci fanno ri­trovare le ragioni della nostra fede.
Cosa direbbe, a un sacerdote avvilito dalla lettura dei giornali?
Che la Chiesa sa che la stragrande maggio­ranza di loro è fatta di uomini buoni e ge­nerosi. Che questo non è il momento del­l’avvilimento, ma di lavorare di più, di esse­re padre per tanti ragazzi'.
E alle famiglie, invece?
Ai padri, alle madri direi di non preoccu­parsi delle calunnie, ma di aiutare i figli ad ascoltare se stessi e il desiderio più vero e profondo del loro cuore. Ciò che nessuno, all’infuori della Chiesa, insegna più a rico­noscere.
E al Papa, eminenza, cosa direbbe, quasi da fratello più anziano, in questo momento a­maro?
Gli direi che anche questi attacchi confer­mano che questo è un momento straordi­nario nella storia della Chiesa. Ma, ne sono certo, il Papa lo sa bene. 
L’odio anticristiano non è una novità. Il New York Times e lo Spiegel? Parlano il linguaggio del potere e non ne capiscono altri La Chiesa è rimasta la grande istanza che contraddice le logiche dominanti, che pretende di essere un riferimento spirituale per gli uomini e di formare le coscienze
«Non dobbiamo arroccarci su noi stessi. Occorre che ognuno sia più di prima testimone di Gesù Proprio la calunnia e l’ostilità devono spingerci a essergli più fedeli» «Ai genitori dico di non preccuparsi delle calunnie, ma di aiutare i figli ad ascoltare il desiderio più vero del loro cuore. Ciò che nessuno, all’infuori dei cristiani, insegna più a riconoscere».

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Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Aprile 2010 17:29