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Gite e Pellegrinaggi
Pellegrinaggio a Torino 8-9 Maggio 2010 PDF Stampa E-mail
Scritto da Marida   

A coronamento di un percorso di catechesi sugli "Amici di Dio" tenuto da Don Marco presso le Suore del Cenacolo di Montato, è stato organizzato un viaggio a Torino per pregare davanti alla Sacra Sindone.

 

La meta primaria del pellegrinaggio è stata preceduta da una visita alla suggestiva Abbazia Romanica di San Michele, arroccata sopra il lago di Avigliana, nell'incantevole scenario della Val di Susa.

 

Lì la storia dell'arte si coniuga mirabilmente con la fede: mentre gli occhi spaziano insaziabili verso l'ardita costruzione sulla roccia, lo spirito riceve linfa vitale dalla musica gregoriana che, anche quando tace, ti conduce ad infiniti spazi celesti.

 

Non propriamente in tema al pellegrinaggio, per un tuffo nella storia della dinastia sabauda, la conoscenza della reggia di Venaria Reale, ci ha introdotti in uno spaccato di vita che, nonostante gli immaginabili lussi e sfarzi, nessuno di noi avrebbe voluto condividere con i sovrani protagonisti.

 

La semplicità di vita dei benedettini della Sagra di San Michele, il loro silenzio operoso, le preghiere scandite al ritmo della luce solare, nulla invidiano al frenetico, rumoroso lavorio delle cucine sabaude e al rigido protocollo dei signori, spossati da lunghi ozi.

 

Domenica, dopo la messa presso la chiesetta dei frati a Chieri, la visita alla Sindone ci ha inseriti in una ordinata, lunghissima fila di pellegrini, che composta si snoda per giungere, passando dai giardini del palazzo reale, dai resti archeologici del teatro romano, fino al presbiterio della cattedrale torinese.

 

Nel primo tratto del percorso un intenso brusio ostacola il raccoglimento e la preghiera, mentre nell'ultima fase un silenzio sempre più profondo invita alla meditazione.

 

Il breve video esplicativo che precede l'ingresso in cattedrale evoca i fatti salienti della Passione di Gesù così come vengono descritti dal Vangelo.

 

La breve sosta che ci è consentita davanti al Sacro Lino ha però dilatato il tempo ed il nostro cuore sull'infinito.

 

Un grazie di cuore a Don Marco e Suor Astrid per le due edificanti giornate trascorse nella serenità e nella gioia e a tutta la compagnia dei partecipanti per il loro cameratismo e generosa disponibilità.

 

 

 

Non amo il rigore della morte

Nel tuo volto, Signore.

Preferisco la dolcezza

Del tuo vivo sguardo.

Le tue mani immobili e chiodate

Vedo operose e calde

Posarsi sulle umane ferite;

i tuoi piedi sovrapposti e inerti

sfidano veloci la polvere

e i sassi delle nostre strade.

Il tuo costato, barbaramente ferito,

si solleva in un dolce respiro

che infonde coraggio agli oppressi.

La tua fronte sanguinante

E i capelli scomposti

Cercano carezze

Che non sappiamo darti.

Il tuo cuore, Signore,

cerca il nostro cuore.

La luce della tua risurrezione

Splenda sulle nostre miserie,

Sì che in ogni volto

Possiamo incontrarti.

 


 
viaggio in Turchia 5 aprile/12 aprile 2010 PDF Stampa E-mail
Scritto da Aliana Chiasserini   

 

Rieccoci al momento della partenza!

Sono passati quindici mesi dal quel viaggio nella terra di Gesù, pellegrinaggio indimenticabile e pieno di ricchezza. Ricchezza che mi porto dentro sempre, ed è proprio per questo che non sapevo cosa aspettarmi dalla Turchia, certo il paragone non era da fare, ma sinceramente ho pensato che non avrei ricevuto così tante emozioni. Mi sbagliavo; anche se in maniera diversa, l'emozioni non sono mancate.

Pure quest'anno eravamo un gran bel gruppo, ed è nata subito una serenità speciale.

Le terre mediorientali mi affascinano terribilmente, le sue luci, i suoi colori, i suoi profumi, e come se facessero parte di me, è quasi un sentirmi a casa. La Turchia è piena zeppa di storia, tutto quello che sappiamo su Gesù è iniziato da lì. San Paolo San Giovanni e tanti altri, hanno predicato e vissuto molto in questa terra, e costruito la Chiesa.

Proprio domenica scorsa nella prima lettura ho sentito “ Antiochia di Pisidia” ed ho provato gioia.

Le letture ei vangeli hanno tutto un altro significato avendo calpestato quei luoghi, come aver calpestato la Chiesa di San Giovanni ad Efeso, aver fatto la preghiera sulla sua tomba dove ancora riposano le sue polveri, è indescrivibile. E' stato istintivo inginocchiarsi e restare a parlare un po' con Lui, in discepolo prediletto di Gesù, così tanto amato da affidargli sua madre Maria.

In otto giorni abbiamo visto tantissimo, l'impatto è stato grande e per assorbire tutto, ci vuole un po' di tempo. Ma non posso non parlare di Istambul delle sue moschee, dei suoi musei una volta chiese, che nascondono mosaici di volti santi, e personaggi della Bibbia meravigliosi.

Della Cappadocia, delle sue chiese rupestri, della città nascosta, delle sue montagne con forme stranissime, dove gli agenti atmosferici hanno fatto un lavoro incantevole.

Delle cascate pietrificate di Pamukkale, spettacolo della natura.

Tutta questa bellezza è stata condivisa con il gruppo, con due fantastiche guide, ma soprattutto con una cara amica.

Ringrazio tutti di cuore per questa esperienza, ma un grazie speciale va a don Marco, per aver dato la possibilità a tutti noi, di conoscere e crescere.

Ci vediamo in Siria?

CiGi

 
DIALOGO FRA ARMANDO E MARISA INTORNO AL PELLEGRINAGGIO SUL CAMMINO DELL’ APOSTOLO PAOLO PDF Stampa E-mail
Scritto da Armando Babbini   

-         M:  Temevo che quest’anno il pellegrinaggio fosse in parte una ripetizione di un viaggio già fatto, visto che è la terza volta che andiamo in Turchia.

-         A: La realtà è stata molto diversa.

-         M: a ben vedere già l’itinerario ha un suo senso molto caratterizzato, sia sul piano culturale che religioso: c’era dietro un progetto, di cui ci siamo accorti solo alla conclusione, ma che evidentemente lo “Studio Don Marco e C.” aveva pianificato.

-         A: Iniziare  invece che concludere con Istanbul, sembrava una forzatura. Invece si è rivelata una prima fase nella logica del pellegrinaggio. Da un punto di vista religioso, si può dire che Istanbul ( o Bisanzio o Costantinopoli) ha rappresentato una Chiesa fatta di pensiero dove le sottili questioni teologiche sono prevalenti: anche noi abbiamo discusso su argomenti e termini apparentemente astrusi come “filioque, monofisismo, iconoclastia”.  La religiosità sfuma nel ragionamento sottile e teorico d’elite.   E’ il dominio della Sophia, la sapienza, e della filosofia gnostica. Ragionamenti sottili (bizantinismi ) e dispute dentro la chiesa che in realtà nascondono spietate  guerre di potere. Anche l’architettura, bizantina e islamica, riflette queste complessità di pensiero: è fatta di decorazioni  molto articolate, trine e intrecci vegetali,  scritte e segni intricati della civiltà islamica (la Moschea Blu). Mosaici e affreschi delle Chiese ( le poche sopravvissute alla furia iconoclasta ) con temi biblico-evangelici sono distribuite con un rigido cerimoniale fatto di sottili simbolismi, simmetrie e gerarchie ben strutturate ( Chiesa di S.Salvatore in Chora).

-         M: Anche la nostra prima guida ( il Sig. Murat ) sembrava una intelligente sintesi di islamismo laico e intellettualismo occidentale.  

-         A: Tutto molto bello e interessante, ma….

-         M: … Cristo non abita più qui.

-         A: Poi la Cappadocia, programmata come seconda fase del pellegrinaggio, ha rappresentato un completo ribaltamento riportandoci in terra, anzi… sotto terra. Lì si scava la roccia. Il pensiero non vola più in alto; si ritorna nel profondo; al buio l’uomo  ricerca se stesso, le proprie radici e il proprio inferno. Gli eremiti si rifugiano nella solitudine dentro la roccia mortificando il corpo. Le architetture sono solo spazi interni, all’esterno piramidi di tufo vulcanico.

-         M: Viene da pensare a una chiesa oppressa, impaurita ma che riempie di colori e figure le grotte scavate a mano. Tante belle icone affrescate sul tufo, però tutte graffiate da mani iconoclaste.

-         A: Con i Dervisci abbiamo visto che il corpo non è solo mortificazione: a partire dal corpo si può forse arrivare all’estasi; lo muovono con ritmo elegante e ossessivo in modo da sublimarlo. E’ un’armonia tutta terrena che si raggiunge con molta fatica ed esercizio. Si tolgono il mantello scuro e danzano vestiti di bianco; ondeggiano con una mano che indica la terra e una mano si rivolge verso il cielo in un equilibrio molto sottile.

-         M: Ma l’equilibrio dura poco per poi riprendere la vita di ogni giorno: abbiamo parlato con un derviscio che si era già ritrasformato in perfetto businessman.  

-         A: In fondo anche noi occidentali ( i Gentili del vangelo ? ) di fatto intendiamo la religione con questa  doppia identità: la vita di ogni giorno fatta di lavoro etc., e  una ricerca personale di Dio, anche seria e sofferta, che però difficilmente esce dai confini dell’ego.

-         M: Ma il pellegrinaggio è andato ben oltre nel finale. Sta qui poi la differenza fra un viaggio turistico e un pellegrinaggio: si tocca con mano esperienze di vita ( di fede ) che ti coinvolgono e di cui ti senti partecipe, non solo come semplice osservatore. Ad Iconio, due suorine da sole custodiscono una Chiesa (terremotata, fra l’altro ) in un ambiente circondato da un muro di ostilità e refrattario al messaggio di Cristo.

-         A:  Amate chi non vi ama, troppo facile amare chi vi ama, anche i Gentili amano i figli, i genitori, gli amici. Le due suore, nella loro fragilità, incarnano il messaggio più radicale che solo distingue il Cristiano dal resto del mondo.

-         M: Qui i confini dell’ego non esistono più, ben oltre l’esperienza individuale dei mistici  Dervisci o della ricerca teo-filosofica dei Bizantini. 

-         A : Percorrendo le strade di Hierapolis ed Efeso si scopre la grandezza della  civiltà greco-romana. Le prospettive delle vie colonnate di Efeso ci mostrano che l’archeologia non è solo cultura: è un piacere esserci e camminarci dentro.

-         M: Siamo comunque sulle strade dell’apostolo Paolo….

-         A: Ma, seguendo le orme di Paolo, come d’incanto abbiamo scoperto …. Giovanni.   La tomba nuda di Giovanni, l’apostolo prediletto,  all’aperto sotto il sole e le stelle, mi emoziona più di una grande cattedrale. E’ sconcertante trovarmi di fronte una lapide nuda, scritta in latino, sulla tomba di chi ha messo il capo sul petto di Gesù, colui che ha scritto l’evangelo della luce e dell’amore, l’Apocalisse. La realtà è così semplice che mi sembra irreale, sono confuso.

-         M: Il pellegrinaggio è giunto alla meta. Ma è una meta che non è una fine: all’indomani arriviamo al punto estremo del cammino, a occidente sulla riva dell’Egeo. Sul litorale di Kusadasi scopriamo le tracce di una Chiesa distrutta: le mura mozze dell’abside e del presbiterio sono ancora all’asciutto sulla spiaggia, ma i muri della navata, prima semisommersi dal frangere delle onde, scompaiono poi nel mare senza che se ne veda la fine.

-         A: Da lì è partito Paolo per il suo ultimo viaggio senza ritorno a fondare la nostra Chiesa d’occidente.

-         M: Tutto sommato, non male il progetto della “Don Marco e C.”

-         A: Il valore non sta solo nel progetto; è l’attuazione che da’ vita al pellegrinaggio. L’autobus di Don Marco è un contenitore aperto a tutti: dalle signore un po’ snob alla Bruna di Meriggi, da chi fa la Comunione tutte le sere ( quasi tutti ) a chi continua in una ricerca con poche speranze.

-         M: … Quelli come te una volta non oltrepassavano il nartece….

-         A: Penso che quella Chiesa che parte da Iconio e si immerge nel mare di Kusadasi un po’ riaffiori anche a casa nostra, in cima alle scalinate consumate di via Trieste…

-         M: dove un certo parroco dà pacchi e vestiti agli extracomunitari e la casa a donne musulmane, fregandosene della legge “occhio per occhio…” così cara ai Gentili.

-         A: allora forse c’è ancora speranza.

     

 

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Aprile 2010 19:38
 
Gita pellegrinaggio in Turchia (5-12 Aprile 2010) PDF Stampa E-mail
Scritto da Marida   

Ciò che, in questa settimana, è stato offerto ai nostri occhi e soprattutto al nostro cuore, rimane indicibile, tanto è stato appagante.


Bellezze naturali, artistiche, archeologiche, varietà culturali, etniche, culinarie, ecc. si sono susseguite regalandoci policromie, suoni ed aromi che tuttora rivisito con l'occhio interno del ricordo.


In primo luogo, tuttavia, lo scopo precipuo del viaggio era quello religioso, che ci avrebbe arricchito spiritualmente visitando luoghi sulle orme di San Paolo.


Certo, noi pellegrini del XXI secolo, a bordo di confortevoli aerei, alloggiati in hotells a più stelle, accompagnati da guide preparate e disponibili, si fatica ad estraniarci da moderne zavorre ed a vivere in sintonia con l'essenzialità del Vangelo.


L'esempio della pellegrina ETERIA, che ha percorso nel IV secolo i nostri itinerari con ben altri mezzi e difficoltà facilmente intuibili, è ben lontano dal nostro procedere.


Dopo molti secoli, anche San Francesco di Assissi si spinse in Turchia per predicare Cristo e la sua Parola con incredibile coraggio e, pur senza riuscirvi, volle convertire il Sultano.


San Paolo, però, in modo unico e al limite di ogni resistenza umana, ha affrontato pericoli di ogni genere per annunciare Colui che in precedenza aveva "perseguitato" nei suoi viaggi a Iconio, Antiochia di Psidia, Efeso ....


Tra le tante mete visitate, le chiese rupestri di Goreme documentano una grande spiritualità monastica, ricordandoci tre grandi figure della Chiesa: Basilio, Gregorio Nazianzeno e Gregorio di Nissa.


A Iconio, dove San Paolo ha predicato, l'unica Chiesa cattolica viene oggi custodita da due giovani consacrate che offrono accoglienza a gruppi di pellegrini: come non ricordare nelle nostre preghiere la loro coraggiosa testimonianza in un conteso musulmano?


Ad Efeso, vera perla del viaggio, sia per l'incredibile ricchezza di reperti archeologici che per gli echi cristiani che vi risuonano, sembra viva e tangibile la figura dell'Apostolo delle Genti: percorre la via romana lastricata, si dirige verso la sinagoga, rivolge agli Efesini, ma anche a noi, parole di pace: "Paolo, apostolo di Gesù Cristo... grazie a voi e pace da Dio, Padre Nostro ed al Signore Gesù Cristo..."


I pochi resti silenziosi della basilica del Concilio ( 431) testimoniano a gran voce il principio fondante del Cristianesimo: Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.


La tomba dell'Apostolo Giovanni, nell'omonima Basilica, ci ha visti raccolti in una fervida corale preghiera.


La visita alla Casa della Madonna sulla montagna "dell'Usignolo" in uno scenario naturalistico incontaminato, è stato il suggello ideale al nostro pellegrinaggio. Lì, secondo la tradizione, Maria trascorse in compagnia di suo "figlio" Giovanni gli ultimi anni della sua vita, nel silenzio e nella meditazione.


Ogni giorno la Messa celebrata da Don Marco, in un clima di serenità e raccoglimento, ha fatto vivere nel gruppo gli stessi sentimenti di condivisione dei primi cristiani.


Tornati alle nostre case, le preoccupazioni e le inquietudini per i piccoli, grandi problemi della quotidianità, assumono una dimensione rinnovata alla luce dell'Amore che ci ha pervasi.


La pedagogia paolina ci invita ad annunziare il Vangelo e a viverlo senza temere le "catene" e le tribolazioni, così che anche per ciascuno di noi valga la grande affermazione dell'Apostolo "per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno".


Ultimo aggiornamento Sabato 24 Aprile 2010 10:14
 
Gita a Roma 9 e 10 Maggio - Itinerari di San Paolo PDF Stampa E-mail
Scritto da Marida   

Per vedere le foto della gita fate click sulla foto qui sotto

 

 

gita a roma - San Paolo Quasi alla conclusione dell'anno Paolino, ho avuto la possibilità di vivere due giornate a Roma, il 9 e il 10 maggio, visitando i luoghi solcati dall'Apostolo delle Genti.


Il viaggio è stato il coronamento tangibile di vari incontri tenuti al Cenacolo di Montato da Don Marco e Suor Astrid proprio sulla vita e le lettere di San Paolo.


E' stata un ottimo sostegno Caterina Papi, esperta ed appassionata archeologa, nonché nipote di Don Marco, alla quale va il plauso per essere riuscita a conciliare il suo ruolo di mamma con la sua disponibilità a farci da guida: in maniera davvero brillante, piacevole ed oltremodo comunicativa ha saputo coniugare tradizione e conoscenze archeologiche, alla luce anche delle recentissime scoperte sulla tomba di San Paolo.


La preghiera comunitaria ha ogni volta preceduto la visita ai luoghi preparando così una disposizione d'animo alla meditazione ed alla ricerca del vero senso del nostro muoverci.


La visita ha avuto inizio dal luogo del martirio dell'Apostolo presso l'Abbazia delle Tre Fontane, che deriva il suo nome dalle sorgenti d'acqua che sarebbero scaturite da altrettanti balzi della testa di San Paolo, peraltro in una zona già ricca di acqua (c.d. aquae salviae).

Ultimo aggiornamento Martedì 29 Dicembre 2009 20:49
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Una piccola traccia PDF Stampa E-mail
Scritto da asinobigio   
betlemmeQuesta è lettera che il patriarca di Gerusalemme ci ha inviato per ringraziarci delle offerte a favore della scuola di Beit Sahour.
A qualcosa, anche di materiale,il pellegrinaggio è servito: così siamo un po' tutti testimoni di Cristo.
Io non ho partecipato al Pellegrinaggio e sarei lieto che qualcuno dei pellegrini lasciasse un commento per portare tutti a conoscenza della realtà che è stata sovvenzionata.
Ultimo aggiornamento Martedì 28 Aprile 2009 15:23
 
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Scritto da Fiorella   

Bologna: una giornata che non dimenticherò


In una splendida giornata di metà aprile, siamo partiti di prima mattina per andare a vedere a Bologna il Complesso delle sette chiese nella Basilica di S. Stefano, dove un fate Benedettino ci ha fatto da guida per quasi un’ora e ci ha illustrato alla perfezione quattro delle sette chiese e altre meraviglie che si trovano al suo interno. Eravamo una bella comitiva, mista e spensierata e anche durante gli spostamenti a piedi ci siamo divertiti.


E pensare che quando nel pomeriggio siamo andati a vedere la Basilica di S. Luca e poi siamo tornati dentro Bologna percorrendo ben tre chilometri a piedi lungo una serie di portici, la fatica era tanta ma a camminare parlando rende tutto più facile.


Infatti il bello di queste gite è proprio questo: riuscire a stare insieme in nome di Qualcosa più grande di noi e gustare tutto quello che accade... Dalle bischerate del Gegio, ai momenti di preghiera. Anche il momento del convivio, quando ci siamo fermati alla tavola calda del gentilissimo marito dell’Elena Testerini, è stata un’occasione per conoscersi meglio tra persone diverse anche per età. Ringrazio Don Marco per averci fatto da cicerone grazie alla sua preparazione artistica e spero di poterci essere anche l’anno prossimo.

 

Cliccate qui per vedere le foto

 

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Aprile 2009 11:39
 
in Terrasanta PDF Stampa E-mail
Scritto da Graziella Mondani   

IN TERRASANTA

Sono partita serena,senza pormi domande o avere chissà quali aspettative,ma con fiducia accogliendo questo pellegrinaggio a cuore aperto come un dono inaspettato. Ho avvertito,è vero,le tensioni che realmente esistono in questi luoghi così contesi, ma ho cercato di guardare gli ambienti,le cose e anche le persone attraverso la lettura degli avvenimenti passati che hanno cambiato il corso della storia e l’uomo nel profondo.

Ho visto allora,al di là delle sovrastrutture,più o meno belle architettonicamente,il luogo dove ilMistero dell’incarnazione è iniziato,dove una semplice,umile e dolce ragazza ha detto “sì”ad una richiesta al di fuori della sua comprensione razionale,ma con la convinzione di una fede profonda.

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Marzo 2009 18:03
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