| Dialogo in famiglia tra Armando e Marisa intorno al pellegrinaggio in Terrasanta |
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| Scritto da Armando Babbini | |||||
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A - Fino all'ultimo momento prima della partenza ero convinto che avrebbero stoppato il viaggio per motivi di sicurezza. M - Probabilmente eravamo influenzati dal bombardamento mediatico delle immagini di Al Jazzera e Al Arabija che la nostra badante marocchina ( preoccupatissima ) ci ha propinato per tutti giorni dei raids aerei israeliani. A - Il progetto dell'itinerario, per una sola settimana, sembrava forse troppo vario e complicato. Non so se la definizione di "pellegrinaggio" fosse appropriata, visto che c'erano incluse anche Jerash, Petra e Amman, mete notoriamente solo turistiche.
M - In realtà ho molto apprezzato, proprio da un punto di vista religioso, lo sviluppo dell'itinerario: le prime mete che abbiamo visitato riguardavano per lo più la fase iniziale della vita di Gesù, l'infanzia a Nazareth, il Battesimo sul Giordano, il paese di Gesù ( Cafarnao ) l'incontro con gli Apostoli ( Lago di Tiberiade ) la predicazione con il discorso della Montagna ( Monte delle Beatitudini ) i miracoli ( Betania ); tanti spunti e riferimenti con il Vangelo che ti toccano la memoria e le radici della nostra fede... A - Ma io ho notato che molti di questi luoghi appaiono compromessi o da incontrollate espansioni edilizie ( Nazareth da un piccolissimo villaggio con la casa del Falegname è diventato un grosso centro di 100.000 abitanti con sviluppo edilizio sterminato su intere colline ) con pesanti e discutibili interventi monumentali ( a Cafarnao sopra i resti archeologici dell'antico paese c'è uno strano e mastodontico Memoriale di S.Pietro, tutto cemento armato, costruito neanche vent'anni fa) oppure con speculative manomissioni ambientali ( il Fiume Giordano è tuttora bellissimo e per rinnovare il battesimo non c'era proprio necessità di alterarne le rive costruendo inutili anfiteatri in serie ); questi segni mi confondono la memoria; sento crollare anche tanti riferimenti iconografici, ma non solo, su cui mi sono formato; è come se mi avessero bombardato il ... presepio. M - Io mi sono emozionata sul lago di Tiberiade: credo che l'ambiente e il paesaggio fossero lo stesso che vedeva e viveva Gesù, mentre camminava sulle acque o faceva la pesca miracolosa; A - ... a parte l'alzabandiera e l'inno di Mameli! M - Anche i luoghi legati alla devozione della Madonna emanano grande fascino: mi ha toccato molto la casa dell'annunciazione, ambiente poverissimo, ma carico di spiritualità, primo luogo di incontro fra il divino e l'umano. Poi mi hanno commosso molte raffigurazioni di Maria giovinetta , fanciulla del popolo, semplice e graziosa ( piena di grazia ): non opere d'arte, ma segno efficace di religiosità popolare.
A - Nella seconda fase ci siamo improvvisamente immersi in ambienti di civiltà classica, precristiana. Un colpo di spugna ha cancellato quella religiosità così cara alla nostra prima formazione giovanile: a Jerash c'è l'equilibrio e la concretezza della civiltà romana, con il foro, i templi, l'agorà e soprattutto il teatro. M - A Petra, si percorre un prolungato cammino nella città dei morti: c'è una sintesi singolare fra elementi naturali ( un lungo crepaccio che si insinua fra rocce calcaree ) e le architetture classiche ricavate come sculture modellate sulla roccia. Si sfruttano anche le sfumature di colore delle varietà di calcare. A - Si percepisce una filosofia di vita ( e di morte ) che tende ad un equilibrio e ad un'armonia fatta di natura e di pensiero. C'è una ricerca tutta immanente di simmetrie interiori molto distanti dal messaggio cristiano. E' comunque un linguaggio maturo: come nella nostra moderna civiltà, ci si illude di raggiungere la perfezione sviluppando tutti gli aspetti della nostra personalità, simmetricamente come nei frontoni dei templi classici di Petra e Jerash, per raggiungere la felicità qui ed ora: il piacere, l'amicizia, la soddisfazione nel lavoro, la creatività, la saggezza, la cultura, il corpo.... M - Quindi anche la piccola festa ( con ballo ) del Capodanno all'albergo di Petra paradossalmente può considerarsi in linea con il pellegrinaggio!?
A - Certo, però poi c'è stato una nuova improvvisa scossa, che ha reso subito inadeguati quegli equilibri classici di terra giordana: l'incontro con Betlemme è stato durissimo. Anche se il Cristo che nasce è quello del Presepio ( la meditazione alla grotta del Campo dei pastori, ma in fondo anche gli ambienti della basilica della natività sono ricchi di suggestione ), un prete di Sansepolcro che sta operando in prima linea sul fronte dei drammi della Terrasanta ( Don Cornioli ) ci ha riportato alla realtà veramente dura della questione palestinese.... M - Mi sembra che tu ti sia un po' commosso: il solito eretico rimasto alla teologia della liberazione anni settanta? A - Mi commuovo sempre quando vedo la Chiesa vicina alla gente che soffre, come al Campo dei Pastori: credo che quando c'è da aiutare la povera gente, non bisogna fare tanti distinguo, non bisogna farsi tante domande, è meglio lasciar da parte la teologia. M - Mi ha molto colpito l'incontro sulla porta della Chiesa della Natività con quel Teologo, amico della nostra guida che alla domanda sulla sua attività speculativa ha candidamente ammesso di essersi dovuto occupare di rifornire la popolazione di Betlemme di duemila pagnotte di pane. A - Del resto anch'io, quando cerco di riflettere sulla questione ebraico - palestinese, devo dirti che non riesco mai a separare chiaramente la ragione dai torti ( vedi quello che succedeva lì vicino, a Gaza ): del resto siamo stati ad Auschwitz di recente, da ragazzo tifavo per l'esercito della Stella di David e quanto ad Hamas, lasciamo perdere...Viceversa, fa male vedere che Betlemme è stata circondata da un muro in cemento armato come un carcere di massima sicurezza e poi, quanto abbiamo penato per uscire dal Chek - point israeliano e rientrare a Gerusalemme! M - Don Cornioli ci ha anche detto che gli Israeliani nel costruire il muro, tanto c'erano si sono fregati anche una collina che era territorio dello stato palestinese! A - Ho notato che hai fatto un tifo spudorato per i nostri Preti della Valtiberina ( Don Marco compreso)! M - Sai benissimo che, diversamente da te, non riesco ad apprezzare gli intellettuali, neanche i preti intellettuali come la nostra guida Don GianFranco, che pure parla come un libro stampato. Mi piacciono i preti che risolvono i problemi alla gente ( di Betlemme come di Anghiari ) e che parlano in modo semplice. Io sono di razza contadina.
A - Dopo che Betlemme ha infranto senza pietà le classiche, trionfanti simmetrie delle architetture di Petra, il pellegrinaggio ha virato al centro, all'occhio del ciclone: Gerusalemme. M - Non ho capito come mai, con il nostro Don GF. andavamo a finire sempre al Muro del Pianto, dove fra l'altro il posto di blocco era particolarmente antipatico. A - E' uno dei simboli di Gerusalemme, che peraltro, città quanto mai complessa, non può avere un solo simbolo, una sola bandiera. Devo dire però, che rappresenta bene la drammaticità, che è la caratteristica saliente della città. Il muro del pianto è tutto ciò che è rimasto del Tempio, praticamente un rudere. Ma anche per noi Cristiani non va tanto meglio: l'edicola del Santo Sepolcro è di pesante fattura ottocentesca, ma d'altronde tutta la Basilica è disarmonica, buia, non comunica né serenità né pace. Non stupisce che ogni tanto ci scappino anche scene di nervosismo. M - La serenità e la pace le recuperiamo con la fede, anche solo immaginando che quello è il vero luogo dove Cristo è morto e lì, trenta metri più in là c'è il Santo Sepolcro dove è risorto. A - Ma io avevo in mente Piero della Francesca.... M - Lascia perdere le immagini dei grandi pittori ( classici ); qui serve solo la fede. A - Anche la città era nervosa, bellissima, ma carica di tensione; ne ha fatto le spese anche il nostro autista, violentemente maltrattato da una guardia col mitra solo per non essere riuscito a parcheggiare per colpa di un altro pullman. In quel frangente Don GF. si è dimostrato generoso e coraggioso, tornando indietro a difendere da quegli energumeni il povero autista palestinese. M - Nel centro storico, ogni 50 metri si incontrava una pattuglia di ragazzi/e, non più che ventenni, con il mitra in braccio. A - Bisogna proprio dire che la pace non è mai stata di casa a Gerusalemme, e tantomeno lo è ora. M - E pensare che quando la si osserva dalle colline antistanti, come dall'Orto degli Ulivi, impressionano i suoi toni dal colore tenue del calcare, sul verde dei bellissimi declivi; contrasta solo l'oro della cupola della Roccia sulla spianata del tempio. A - Non trovo affatto incongrua questa atmosfera di tensione rispetto alla meta del nostro pellegrinaggio. Cristo è un portatore di pace interiore ma non un imbonitore; è vittima di una grande violenza: ne ho trovato segno tangibile nella crudezza degli ambienti del Litostroto ( pavimento di pietra ) dove i soldati ( allora erano Romani, di Pilato ) solevano prendersi gioco dei prigionieri, che fossero zeloti o delinquenti comuni: ci sono ancora le tracce nella pietra del gioco che è toccato a Gesù. Si legge una "B" come Basileus ( il Re ) che vale una corona di Spine. M - Da lì inizia la Via Crucis. Il Cristo si fa carico dei drammi dell'intera umanità: l'esistenza non è solo rose e fiori: è anche dramma, dolore, passione e solo il Cristo ne dà un senso. A - Mi pare che il pellegrinaggio possa concludersi degnamente qui: è stato molto ricco ed ha una sua completezza, anche se a Gerusalemme non ho trovato i segni della resurrezione. La Basilica del S.Sepolcro è buia e ostaggio di custodi litigiosi; la Città Santa è ancora piena di soldati... M - Il Pellegrinaggio non finisce mai per chi crede. A - Comunque pensiamo al prossimo e potremmo suggerire alla Giuliana e a don Marco di andare in Siria.... M - ... sulla Via di Damasco...
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